Polisportiva Aurora Fontanella

Associazione sportiva dilettantistica

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Non importa quanto corri , ma quanto cuore metti in campo.

  • Lettera di una giocatrice di pallavolo

    Eccomi qui. Come ogni giorno dopo la scuola ed i compiti a casa, sto preparando la borsa. Scarpe, maglietta, pantaloncini, tuta e ginocchiere… si, vediamo un po’, c’è tutto. Pronta per andare ad allenamento.

     

    Per chi non mi conoscesse, sono una giocatrice di pallavolo. Una ragazzina che adora questo sport e che ama condividere le emozioni che solo lui ti sa dare con le sue compagne di squadra. Gente di palestra. Gente di campo. Gente senza età. Perché la pallavolo, lo so, mi terrà con se fino a quando lo vorrò, senza tradirmi mai. Certo, non è facile. Perché gli allenamenti sono intensi e non tutti i giorni sono uguali. Perché a volte si litiga con se stessi e con gli istruttori. Perché poi arriva la partita e a volte si gioca poco. Perché a volte si gioca sempre e le cose non riescono come vorresti tu. Insomma, è una bella grana, ma l’ho voluta, le voglio bene e non so stare senza di lei.

     

    La pallavolo è come la vita. Occorre organizzarsi, sacrificarsi, aiutare ed essere aiutati dalle compagne. Una mano da tendere ed una da afferrare. E’ un dare ed un avere. Alla fine il bilancio è positivo e se non ne verrà fuori una giocatrice professionista… beh, ne uscirà una persona migliore, corretta con il prossimo nelle relazioni quotidiane e sul lavoro. Un giorno sarò mamma e sono sicura che tutto quello che imparerò da quelle quattro mura impregnate di sudore e di fatica e da quella stramaledettissima palla, mi renderà un genitore migliore.

     

    Già, mamma e papà, sono io la vostra bimba. Con una borsa fatta di scarpe, ginocchiere e tanti sogni. Ho bisogno di voi, del vostro aiuto, del vostro incitamento. Non voglio quella carezza facile che significa “hai ragione”. Vorrei sentire “brava, forza, coraggio”, perché quando sbaglio in partita sono io la prima a saperlo. Vorrei che il mio allenatore “avesse sempre ragione” quando si tratta di argomenti tecnici, ma allo stesso tempo mi piacerebbe che nessuno tra noi si vergognasse ad asciugare una lacrima.

     

    Sono io, la bambina di prima e sapete cosa vi dico? Voglio solo divertirmi perché la pallavolo è soprattutto un gioco ed avrò tempo nella vita per le cose serie per le quali piangere e rattristarmi.

    Ora vado…le mie compagne mi aspettano!

  • Lettera di un bambino di 9 anni al proprio genitore

    " LO SAI, PAPÀ, che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione urlando contro l’arbitro? Io non ti avevo mai visto così arrabbiato. Forse sarà anche vero che l’arbitro aveva sbagliato, ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente? Anche se abbiamo perso la partita per colpa dell’arbitro, come tu dici, mi sono divertito lo stesso. Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che, se non griderai più, l’arbitro sbaglierà molto meno. Papà, capisci, io voglio solo giocare. Ti prego, lasciamela questa gioia, non darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire: tira, passa, buttalo giù. Se buttassero giù me, quante parolacce diresti? Un’altra cosa: quando il mister mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti, io mi diverto ugualmente, anche seduto in panchina. Siamo in tanti ed è giusto che giochino tutti. E poi, quante parolacce, urla ed imprecazioni si sentono in campo mentre si gioca: non solo da te, ma anche da altri genitori. Non si agisce così, a me hanno detto che le brutte parole non salgono in cielo perché non trovano posto, là stanno solo gli angeli. E scusami, papà, non dire alla mamma, di ritorno dalla partita: «Ha vinto e indossa la maglia numero dieci». Dille che mi sono divertito tanto e basta. Non raccontare che ho fatto un gol bellissimo, non è vero. Ho messo il pallone dentro la porta perché un mio compagno mi ha fatto un bel passaggio e insieme abbiamo lottato per vincere. Dalla televisione ho capito che quel numero è una leggenda: tutti i “grandi” l’hanno indossato: Sivori, Rivera, Platini; Maradona, Ronaldo, Baggio, Del Piero. Ma loro sono nati artisti con dei cervelli carichi di idee, con la fantasia come la pittura di Van Gogh o la musica di Beethoven. E qui mi viene da ridere, papà, perché io non conosco la musica e sono pure stonato. E allora? Ascoltami, papà, non venire nello spogliatoio dopo la partita per vedere se faccio bene la doccia o se so vestirmi. Che importanza ha se metto la maglietta storta? Devo imparare da solo. Stai sicuro che diventerò grande e sarò bravo a scuola, anche se avrò la maglietta rovesciata. E lascia portare a me il borsone. Guarda, c’è stampato il nome della squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che gioco a pallone. E sai, non volevo dirtelo perché sono ancora piccolo, ma a scuola la fidanzatine sono in aumento. Non prendertela, papà, se ti ho detto queste cose. Lo sai che ti voglio bene, ma adesso è già tardi, devo correre all’allenamento. Se arrivo in ritardo il mister non mi farà giocare. Anche se ho capito che non sarò mai un campionissimo. A me piace allenarmi e giocare la partita. Sono sereno e felice quando corro nel campo, mi sento libero, libero come il vento e l’acqua che scorre. "

  • Lettera di Roberto Baggio

    Da una lettera di Roberto Baggio

     

    A tutti i giovani e tra questi ci sono anche i miei tre figli. Per vent’anni ho fatto il calciatore. Questo certamente non mi rende un maestro di vita ma ora mi piacerebbe occuparmi dei giovani, così preziosi e insostituibili. So che i giovani non amano i consigli, anch’io ero così. Io però, senza arroganza, stasera qualche consiglio lo vorrei dare. Vorrei invitare i giovani a riflettere su queste parole.

    La prima è passione.

    Non c’è vita senza passione e questa la potete cercare solo dentro di voi. Non date retta a chi vi vuole influenzare. La passione si può anche trasmettere. Guardatevi dentro e lì la troverete.

    La seconda è gioia.

    Quello che rende una vita riuscita è gioire di quello che si fa. Ricordo la gioia nel volto stanco di mio padre e nel sorriso di mia madre nel metterci tutti e dieci, la sera, intorno ad una tavola apparecchiata. E’ proprio dalla gioia che nasce quella sensazione di completezza di chi sta vivendo pienamente la propria vita.

    La terza è coraggio.

    E’ fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi o sbagliare è semplicemente una cosa naturale, è necessario non farsi sconfiggere. La cosa più importante è sentirsi soddisfatti sapendo di aver dato tutto, di aver fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità. Guardate al futuro e avanzate.

    La quarta è successo.

    Se seguite gioia e passione, allora si può parlare anche del successo, di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere successo? Per me vuol dire realizzare nella vita ciò che si è, nel modo migliore. E questo vale sia per il calciatore, il falegname, l’agricoltore o il fornaio.

    La quinta è sacrificio.

    Ho subito da giovane incidenti alle ginocchia che mi hanno creato problemi e dolori per tutta la carriera. Sono riuscito a convivere e convivo con quei dolori grazie al sacrificio che, vi assicuro, non è una brutta parola. Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza è il tempo della costruzione, per questo dovete allenarvi bene adesso. Da ciò dipenderà il vostro futuro. Per questo gli anni che state vivendo sono così importanti. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio. Non fidatevi, è un’illusione. Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni la realtà.

    Per tutta la vita ho fatto in modo di rimanere il ragazzo che ero, che amava il calcio e andava a letto stringendo al petto un pallone. Oggi ho solo qualche capello bianco in più e tante vecchie cicatrici. Ma i miei sogni sono sempre gli stessi. Coloro che fanno sforzi continui sono sempre pieni di speranza. Abbracciate i vostri sogni e inseguiteli. Gli eroi quotidiani sono quelli che danno sempre il massimo nella vita.
    Ed è proprio questo che auguro a Voi ed anche ai miei figli”.

Offerta sportiva

Nostro intento è quello di dare l'opportunità ai nostri ragazzi e ragazze di vivere una esperienza sportiva che li faccia crescere sia sotto il lato fisico che caratteriale

  • L'approccio dei bambini all'attività sportiva rappresenta una fase della loro crescita molto sensibile e delicata. Per una maturazione psico-fisica armoniosa ed equilibrata, è necessario che il bimbo sia seguito in modo qualificato ed attento nel suo percorso, ovvero con una programmazione di lavoro che tenga conto di tutte le componenti legate alla sfera sportiva :
  • le capacità motorie e gli schemi posturali di base
  • le capacità coordinative e la mobilità articolare
  • lo sviluppo delle doti tecniche
  • le capacità cognitive ed attentive
  • gli obiettivi educativi
  • gli obiettivi didattici e disciplinari relativi al gioco del calcio
  • lo sviluppo socio-affettivo
  • le componenti atletiche
È molto importante che i bambini abbiano l'opportunità di divertirsi, scoprire , sperimentare, accettare. Vanno loro dati il tempo e l'opportunità di sbagliare e capire! In ogni fase del loro percorso sportivo vanno aiutati con pazienza a comprendere e sviluppare le loro doti e le loro caratteristiche.Ogni fase di questa crescita, prevede una proposta didattica differente nella specificità dell'allenamento che si distingue dalle altre, adatta all'età ed alla categoria che andremo ad allenare. Il tutto però legato ad un contesto di programmazione di crescita pluriennale che permetterà al bimbo di coltivare e migliorare le proprie doti per arrivare ad essere un calciatore adulto e formato.

Importanza dello sport

1) L' IMPORTANZA DELL' IMPEGNO

Un elemento fondamentale dello sport, dal punto di vista formativo, è la cultura dell´impegno. Oggi c´è una tendenza a voler cancellare completamente la parola "sforzo" dalla nostra vita.Tutto dovrebbe essere facile. Si cercano ovunque scorciatoie per raggiungere qualche obiettivo. Pensiamo, ad esempio, a ciò che sta accadendo in una parte del mondo della televisione. Si è diffusa la convinzione che, per lavorare nello spettacolo, sia sufficiente partecipare a un "reality show", senza studiare seriamente ballo, canto o recitazione.
La cultura dello sport può rappresentare una valida alternativa alla non-cultura del "Voglio tutto e subito, senza sforzarmi".
Nello sport l´impegno è fondamentale. Per arrivare al traguardo, sono necessari tanto sudore e tanto allenamento. Per questa ragione è importante educare i giovani allo spirito di sacrificio, che può essere trasmesso anche nella vita quotidiana.
2) L´INCONTRO CON GLI ALTRI
Un secondo aspetto educativo sta nella cultura dell´incontro con gli altri. Oggi, purtroppo, sembra scomparire l´antica cultura del cortile e della piazza, luoghi all´aperto in cui i bambini praticavano tradizionali giochi di gruppo, allegri e creativi (come, ad esempio, una simpatica partita di calcio tra amici).
Questi giochi e sport all´aperto erano parentesi di svago positive, in cui si stava insieme e ci si confrontava l´uno con l´altro. Non rappresentavano soltanto un´occasione di divertimento, ma soprattutto momenti educativi in cui ci si abituava ad agire con correttezza e a rispettare l´avversario.
Oggi, purtroppo, il tempo libero viene utilizzato in modo sempre più solitario e individualista. Per molti giovani, il migliore amico è il computer.
Il computer è sicuramente uno strumento utile, da non demonizzare. Ma ci vuole un giusto equilibrio in tutte le cose. A volte, sono troppe le ore che i ragazzi trascorrono davanti alla freddezza di uno schermo, tra videogiochi, navigazioni su Internet e conversazioni virtuali nelle chat. Un uso esagerato delle "piazze virtuali" (al posto delle piazze vere) rischia di generare un rapporto falsato con la realtà ed un ritardo nella costruzione di autentiche relazioni.
Lo sport è bello perché abitua ad un vero, sincero e genuino contatto con gli altri. In un mondo spesso dominato dagli incontri virtuali, può aiutare a costruire una migliore cultura del rispetto e dell´amicizia.
3) LA GIOIA ANCHE DI ARRIVARE ULTIMI
Oggi lo sport muove un tale giro di interessi che l´atleta, fin da bambino, si ritrova ad essere al centro di meccanismi inaccettabili. L´imperativo non è più partecipare, ma vincere ad ogni costo.
Particolarmente soffocante è il clima che si è venuto a creare in alcuni ambienti del mondo del calcio (soltanto alcuni, fortunatamente). Un tempo i bambini frequentavano le loro prime squadre con allegria e serenità, per il semplice piacere di stare insieme e giocare una partita.
Oggi non è più così. I piccoli calciatori, dal giorno in cui tirano i primi calci al pallone, hanno già tutti gli occhi puntati addosso. Vivono un´atmosfera di pressione terribile, soprattutto se qualcuno comincia a intravedere la possibilità della nascita di qualche "campioncino".
Gli allenatori, prima ancora di essere allenatori in campo, dovrebbero esserlo nella vita. Ma, purtroppo, alcuni di loro rischiano di cadere nell´errore di trasmettere agli allievi una mentalità cinica ed arrivista: dai trucchi per ingannare l´arbitro a quelli per innervosire l´avversario.
Non meravigliamoci, poi, se esistono fenomeni tristi come quello del doping. Certe derive sono proprio figlie di questa mentalità scorretta ed anti-sportiva.
È giunto il momento di fare un passo indietro e riuscire a ritrovare il significato più autentico dello sport, come momento di incontro, di dialogo, di respiro gioioso e libero. I giovani hanno il diritto di praticare lo sport serenamente, senza pressioni e senza l´obbligo di diventare campioni ad ogni costo. Hanno il diritto di arrivare ultimi, con gioia, sapendo di aver giocato la loro partita in modo leale e rispettoso dell´avversario.
4) IL RISPETTO DELLE REGOLE
Lo sport può avere una funzione educativa importante per i ragazzi, abituandoli a rispettare regole e comportamenti precisi. In alcune situazioni del mondo di oggi sembra trionfare la libertà di fare tutto senza pensare troppo agli altri. Pensiamo, ad esempio, ad alcuni episodi di bullismo, di violenza e di vandalismo che hanno riempito le pagine dei giornali.
Certi episodi, ovviamente, non rappresentano lo specchio della gioventù di oggi (che è certamente migliore) ma devono ugualmente farci riflettere. Se i giovani non vengono educati al rispetto delle regole rischiano di finire... in fuori gioco.
Lo sport, con le sue regole, può rappresentare una grande opportunità formativa per i giovani. Li può aiutare a costruire una sana cultura della convivenza e del rispetto degli altri, all´insegna di quella sana cultura del limite che dovrebbe essere alla base di ogni civiltà.

Lo sport in un motto...

Pietro Trabucchi

Lo sport giovanile aiuta bambini e ragazzi a diventare maggiormente resilienti. Facendoli confrontare con difficoltà contenibili, permette loro di fare esperienza di sé. Insegna loro a gestire insuccessi e frustrazioni; li rende più consapevoli dei propri atteggiamenti di fronte a sfide e ostacoli; li fa diventare fisicamente e psicologicamente più resistenti allo stress.

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Del piero

Lo sport è una grande lezione, una continua e meravigliosa palestra di valori. Chi non lo pensa non è un vero atleta.    

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Lionel Messi

Non importa quanto corri , ma quanto cuore metti in campo.

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Cesare Prandelli

La pratica sportiva è un microcosmo della vita fatto di sacrifici, applicazione nel lavoro, rispetto delle regole, successi e delusioni. Ma è soprattutto un modo sano di intendere la vita, a prescindere dai risultati che ciascuno può ottenere.

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